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Sopra Mesocco: Nassel, Calnisc, Gumegna, 27.06.2010 in una mappa di dimensioni maggiori
Percorso effettuato: Mesocco (Q768) – Nassel (Q1139) – Calnisc (Q1276) – Gumegna (Q1365) – Mesocco.
Difficoltà: strada asfaltata, forestale T1, sentiero T2.
Dislivello: 1050 metri.
Lunghezza del percorso: 15 chilometri.
Sforzo equivalente: 26 chilometri.
Durata (incluse le pause): 8.50 ore.
Un invito: questo sentiero si sta chiudendo miseramente. I tratti non boschivi ormai sono quasi invasi dalle erbacce, e i passaggi nel bosco non sono messi molto meglio, segno che ci passa poca
gente di qui. Questo sentiero, tra pochi anni, esisterà solo nel ricordo, e nelle marche bianco-rosso-bianco che si sbiadiranno lentamente. Aiuta a tenerlo vivo, e pianifica anche tu
un’escursione su questo tracciato. Grazie.
Tre settimane di fermo io, cinque settimane Rita. La meteo di fine maggio e giugno non è stata clemente. Per fortuna almeno per queso fine settimana si prevede bello, con temperature nella norma
del periodo. E’ l’occasione buona per fare la conoscenza personale con un gruppo di persone con le quali sono in contatto “emailistico” da diverso tempo, Francesca, Antonella, Silvana, Fabio e
Roberto, e una conoscenza più recente, Renzo, che tiene un bel sito con il catalogo dei cartelli escursionistici gialli della Svizzera. Rita ed io discutiamo, e ci viene voglia di rifare la bella
escursione, fatta il 09.09.2007 con Daniela, Luigi, Fabio, Dario e la
nostra Zara sopra Mesocco. Organizzo tutto, e ci ritroviamo alla vecchia stazione di Mesocco alle 9:00. Assieme a noi anche Marco, che sembra inizi a prendere gusto a sgambettare di domenica (in
realtà è un montagnard anche lui di lunga data).
Salendo mi sono ripercorso mentalmente il tragitto fatto il 05.12.2009. Guardo in su, verso Pian San Giacomo, e penso che probabilmente, senza la deviazione indesiderata sopra il portale Nord
del passante di Roveredo, si potrebbe fare in una giornata Bellinzona – San Bernardino.
09:15 Tutti pronti con lo scarponi ed i sacchi. Guardo quello di Roberto, è enorme, persino più grande di quello di Enrico. Provo ad alzarlo, quasi non ce la faccio. Ma cosa ci terrà dentro? In
fondo è un’escursione relativamente facile. Per cortesia e pudore non chiedo, ma scoprirò più tardi il perché di cotanto peso. La tradizione impone la foto di gruppo prima della partenza, ed
essendo tutti lettori fedeli dei miei resoconti, si prestano senza sbuffare troppo.
Il mio sacco tiene tre litri d’acqua, dato che non mi ricordo se ci siano punti d’approvvigionamento idrico,
e le temperature sono previste sul quasi torrido. Per fortuna buona parte del tracciato è nel bosco. La partenza avviene in relax. Prendiamo la stradina che scende fino al ponte, per passare la
Moesa, Dall’altra parte iniziamo la salita fino a passare la frazione di Mesocco, Sulla nostra sinistra, il salto che porta a Pian San Giacomo, ed i tornanti della semiautostrada.
Appena sopra la frazione, mi ricordo che avevmo preso la forestale per salire a Nassel. Sarebbe mio desiderio
evitare il sentiero nel bosco, in questo tratto, per poter tenere un ritmo più vicino a quello degli altri, che hanno già dimostrato di essere dei veri montagnards, Rita inclusa, e non degli
escursionisti come me. In effetti arriviamo al cartello, e tutti vorrebbero salire dal sentiero. Noooooo, dico io, prendiamo la forestale.
Tutti ubbidienti mi seguono, saliamo ancora un poco lungo la strada, e questa finisce. Ohibò, dov’è finita la
forestale? Faccio buon viso a cattiva sorte, e informo che si sale dal sentiero. Torniamo indietro di duecento metri, e dentro nel bosco. E succede ciò che mi attendevo: partono tutti con il
turbo. Alé, rimango indietro. Vabbé, giustificherò la mia lentezza con la necessità di scattare qualche foto.
09:45 Si comincia a vedere che si sale. Sotto di me, in uno squarcio tra gli alberi, posso riprendere Mesocco.
Il bosco è vivo vivo vivo. Canto di uccelli ovunque, fruscii nel sottobosco. Una ragnetta con tanto di sacca
delle uova passeggia tranquillamente vicino ai miei piedi.
Api, mosconi, farfalle, c’è di tutto.
10:15 Rita mi attende, e con lei una piccola parte del gruppo. Da qui in avanti viaggeremo a fisarmonica: gruppo di testa che ogni tanto si ferma (anche se non ne avrebbero bisogno) per
aspettarci, gruppo intermedio con Rita, ed io che faccio da spazzastrada di coda. Poi il gruppo intermedio riparte, e nel volgere di pochi attimi scompare nell’empireo boschivo. Laggiù, intanto,
appare Soazza, ed i resti del castello di Serravalle.
10:45 Salita senza storia. Il sentiero ogni tanto interseca la forestale, e poco più avanti si tuffa
nuovamente bel bosco. Ogni tanto dei tratti sono invasi dalle erbe, e non si vede più il suolo nudo, tipico del passaggio regolare degli scarponi. E un bel moscone attrae la mia attenzione.
11:00 Raggiungo gli altri che mi hanno atteso accanto ad un cascinale. Non manca molto per Nassel. Francesca
e Antonella decidono di continuare lungo la forestale, assieme a Rita, Marco, Renzo e me. Gli altri propendono per il sentiero. Pendenza più umana per me, riesco quasi a tenere il passo. Salendo,
un bel giglio di Sant’Antonio (e speriamo che non ne abbia anche il “fuoco”).
11:20 Arriviamo al cartello giallo di Nassel, e del gruppo del sentiero non c’è traccia. Dovrebbero aver impiegato meno di noi, ed essere già qui… Attendiamo qualche minuto, poi veloce
colloquio telefonico. Sono finiti direttamente a Stabi, bell’insediamento abitativo all’imbocco del pianoro che porta all’alpe da Barna. Spieghiamo loro che il posto dove sono è sicuramente
bello, ma dalla parte sbagliata rispetto al nostro percorso.
12:00 Comitiva ricomposta. Francesca ci descrive Stabi, Rita ed io ci guardiamo, ed il messaggio è chiaro: da farsi. Propongo di tirare fino a Calnisc, mi ricordo che c’è un bel prato con vista
sulla vallata, adatto al pic-nic. La proposta viene accettata, e ci rimettiamo in cammino. Intanto abbiamo superato in altezza Pian San Giacomo, e si vedono le collinette che chiudono il piccolo
pianoro dove si trova San Bernardino.
12:10 Arriviamo alla prima delle varie cascate che passeremo oggi, e sorpresa sorpresa, il sentiero
dall’altra parte è franato, causa valanga, e da questa parte non è messo molto meglio, Inoltre, una grossa quantità di neve occupa parte del tratto da percorrere.
Attraversiamo con cautela, fino a raggiungere la zona stabile dall’altra parte. Questa non me la aspettavo:
siamo poi alla fine di giugno, e non siamo così in alto… E noto con piacere, che tra la roccia e la massa nevosa, dove il terreno è stato rivoltato dal movimento, spuntano diverse piantine: la
vita ha preso il sopravvento nuovamente.
Da qui il sentiero non presenta ulteriori difficoltà, ed entra ed esce dal bosco continuamente. Nelle zone
esposte, il caldo è torrido, e si suda che è un piacere.
12:25 Siamo praticamente in verticale sopra il castello di Serravalle. Se mi ricordo bene, dovrebbe mancare poco a Calnisc.
12:30 Effettivamente, pochi passi ancora, e siamo a Calnisc. Il prato c’è, ma è molto più in pendenza di
quanto ricordassi. Nessun problema: troviamo un tavolino libero, e ci prepariamo per il pranzo.
Rita ed io, morigerati e probi, tiriamo fuori il nostro pranzo da frate francescano: 50 grammi di carne secca, un po’ di noccioline salate, un po’ di frutta secca, pane nero. I cinque bucanieri
(Silvana, Francesca, Antonella, Roberto e Fabio) iniziano a strusare con i loro sacchi, ed appaiono (non nell’ordine):
– una tovaglia
– due torte (buonissime entrambe) fatte da Francesca
– un salame piccante
– diverse scatolette con sott’aceti, peperoni ripieni, affettato di varia natura e forma
– vino e birra
– pane già tagliato in fette
– patatine chips
– due o tre tipi di formaggio
– il caffé, lo zucchero e la grappa
Adesso ho capito il motivo del peso dello zaino di Roberto (e probabilmente anche di Fabio). Fossimo all’osteria fuori porta, non saremmo serviti meglio e in modo più variato. Così, tra un
boccone e una chiacchera, una foto ed un sorso, passa ben un’ora e cinquanta di pausa (non faccio mai cosî tanto in una volta, ed è una delle cose per cui i miei compagni di viaggio mi
maledicono sempre).
14:20 Stiamo rigovernando per lasciare tutto in ordine. Alcuni sono già riusciti ad alzarsi dal tavolo, e sedersi un po’ più in la.
Si riparte. Attraversiamo gli ultimi campi di Calnisc, e dentro il bosco nuovamente. Il sentiero scende
brevemente, poi inizia a risalire per portarci verso una cascata. Attraversamento non troppo difficoltoso, questa volta.
E’ piccola, ma ha il suo fascino.
Subito dopo si rientra nel bosco. Ci ripara dal sole diretto, ma le folate di aria calda che arrivano dal
basso…
Lungo la via, due o tre rustici completamente demoliti ormai. Una volta erano una ricchezza, probabilmente si poteva uccidere per averne uno. Oggi sono lasciati al loro destino impietoso.
E anche il bosco, purché bello, ha un aspetto malato…
15:00 Bivio: un cartello ci dice che siamo a “Puzzei”, ma attorno non c’è niente che faccia capire che questo
luogo ha qualcosa di speciale. E non c’è neanche una terza via che scenda. Mistero.
15:30 Il tratto nel bosco (sempre in salita) termina, e ci ritroviamo a seguire una esile traccia fatta più di marche che di sentiero vero e proprio. E si sale, forte, si sale. L’ultima fatica
prima di arrivare alle due cascate più belle. Tanto per cambiare sono l’ultimo della fila, arranco in salita. Rita che trattiene il passo per attendermi, dopo una sudata micidiale sotto il sole
che picchia impietoso mi dice “Siamo arrivati”.
La prima delle due cascate, quella più grande. Ha ancora un arco di neve (tieni conto che siamo si e no a Q1400), e romba dall’alto saltando per diverse decine di metri, scalino dopo scalino.
Bellissima. La pozza sotto l’arco che è un invito al bagno, ma sarà gelata….
Sull’altro versante, una lingua di roccia alta pochi metri nel tratto terminale, impedisce di vedere la seconda cascata. Devi salire sulla lingua, per poterle vedere entrambe
contemporaneamente.
Foto a gogò da tutti i punti di vista. Poi passiamo sull’altro lato, dove si trova la seconda, molto più piccola, che scende dalla destra.
Terminata l’ammirazione, ci rimettiamo in cammino, rientrando nuovamente nel bosco, per l’ultimo tratto di sentiero, breve, che porta a Gumegna, dove arriviamo alle 15:50.
15:50 Gumegna. Breve sosta su di una bella terrazza panoramica, con tanto di fontanella per rinfrescarsi e rifare il pieno alle bottiglie.
Bella vista su Mesocco, Pian San Giacomo e la zona di San Bernardino.
16:10 Adesso ci attende la parte più noiosa: la discesa verso Mesocco lungo la forestale. Un’oretta e mezzo senza storia né gloria, ma adatta alle chiacchere e alla conoscenza reciproca. Riesco
persino a non rimanere indietro, e si che il sacco di Roberto e di Fabio adesso è molto più leggero di quando siamo saliti
16:45 Il bosco si apre un’attimo, e ci permette di vedere dove eravamo appena un’oretta fa, lassù in alto.
Scendendo questo rivo crea ancora dei begli effetti anche più in basso.
17:00 Camminando vedo un ranocchio che dalla forestale si nasconde nel verde. Con l’aiuto di Roberto riesco a riportarlo alla luce e ad immortalarlo.
17:25 E giù, e giù, e giù. Siamo praticamente all’altezza di Mesocco, ma bisogna scendere ulteriormente per passare il ponte sulla Moesa, e risalire poi dall’altra parte.
17:40 Eccoci al ponte. Sotto di noi, le acque turbinose della Moesa, che creano giochi di spruzzi bellissimi.
Per finire risaliamo dall’altra parte, e arriviamo sul piazzale della stazione, dove le nostre auto si sono trasformate in altoforni industriali, con temperature interne prossime al punto di
fusione dell’elio.
18:00 Rinfrescati, messo le auto all’ombra per renderle vivibili, ci godiamo gli ultimi momenti assieme.
Cotti dal sole e dal caldo, ma vivi. Giornata splendida, escursione deliziosa, compagnia piacevolissima.
Ed ecco il profilo altimetrico dell’escursione.

Clicka qui se vuoi vedere tutte le foto (non che ci sia qualcosa di speciale).
fonte: www.montagnaticino.com » Vai al post originale





