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Sentiero degli Stambecchi, 31,07.2010 in una mappa di dimensioni maggiori
Percorso effettuato: Pian Geirett (Q2012) – passo Uffiern (Q2628) – Sasso Lanzone (Q2826) – lago Retico (Q2372) – capanna
Bovarina (Q1870) – Ronco di Gualdo (Q1573) – Campo Blenio (Q1216).
Difficoltà: da forestale T1 a sentiero alpino T4.
Dislivello: salita 1080 metri, discesa 1880 metri.
Lunghezza del percorso: 17 chilometri.
Sforzo equivalente: circa 32 chilometri.
Durata (incluse le pause): 10.5 ore.
Riferimenti: “Il sentiero degli stambecchi”, capanna Bovarina,
capanna Scaletta, serie “Laghetti alpini della
Svizzera Italiana, lago Retico”, “L’incanto della Greina, 14-15.08.2009″, il sito delle escursioni di Andreas (in tedesco).
Ci sono dei nomi di percorso che già a sentirli ti fanno sognare. Pensa alla Route 66: ti immagini subito centinaia di chilometri di strade dritte, che passano per canyons e gole, da una costa
all’altra degli Stati Uniti d’America. Ho sentito nominare il Sentiero degli Stambecchi per la prima volta due anni fa, quando avevo iniziato da poco l’attività escursionistica, e mi aveva
colpito, entrando nel mio immaginario. Avevo letto il prospetto descrittivo (che trovi alla prima referenza), e mi ero preoccupato per il grado di difficoltà che presenta. L’anno scorso, quando
avevamo pernottato alla capanna Scaletta, l’idea era di percorrerlo, ma guardando la parete di salita mi ero scoraggiato, e avevamo lasciato stare (per fortuna, con il senno del poi).
L’urgenza di metterlo negli scarponi è cresciuta con il passare del tempo, e finalmente mi viene un’idea brillante. Perché non chiedere ad Andreas, con il quale avevo fatto la Tamaro – Lema
l’anno scorso, e che va per sentieri T5 e oltre in valle Bavona, di accompagnarmi? Gli scrivo, qualche problema organizzativo, poi tutto si aggiusta al meglio. Appuntamento per sabato 31.07.2010,
alle 6:45 a casa mia, per salire assieme fino a Campo Blenio. Da li prendiamo il bus della Greina che porta a Pian Geirett, si arriva verso le 8:50, così abbiamo tutto il tempo per percorrerlo
senza fretta. Rita è bloccata, non può unirsi a noi…
06:45 Sono in piedi da 45 minuti, sto per uscire in strada quando il telefono suona: è Andreas che ha dato un pattone alla sveglia (il giorno prima aveva percorso un T5+ in val Bavona, era
rientrato alle 22:00). Niente problemi, controllo il foglietto con gli orari, c’è ancora un bus alle 10:00 a Ghirone. Ci diamo appuntamento da li ad un’oretta, per permettergli di rimettersi in
piedi.
10:25 Eccoci a Pian Geirett, in cima alla valle Camadra, sopra Campo Blenio e Ghirone. Il resto dell’organizzazione ha funzionato bene, abbiamo piazzato l’auto a Campo Blenio così la riprendiamo
li questo pomeriggio quando scenderemo dalla Bovarina. Abbiamo avuto anche il tempo per un caffé e cornetto ad Olivone, e mentre attendavamo il bus a Campo Blenio, abbiamo dato informazioni a
diversi turisti. In basso vediamo la valle Camadra.
E sopra di noi, sul versante opposto rispetto alla nostra salita, la capanna Scaletta.
L’aria è tersa in un modo incredibile. Il vento che ha spazzato il cielo fino a stanotte ci ha lasciato un azzurro
incredibile. Sono un uomo veramente fortunato: un compagno esperto, una giornata perfetta per questo percorso, la salute e la forza per fare la gita, e la fortuna di sapere di essere
fortunato.
Ci avviamo con passo misurato lungo il pendio di salita, pendenza abbastanza decisa ma non mortale. Sono circa 600 metri
fino al passo Uffiern, ho calcolato un due orette. Il paesaggio è ancora erboso in questa zona, ma cominciano a presentarsi le prime formazioni pietrose che troveremo in abbondanza in alto. Man
mano che saliamo, la Scaletta sull’altro versante ci fa da misuratore di elevazione.
Andreas, che ha un passo da gatto con gli stivali, è bravissimo, e tiene il mio ritmo, stando sempre davanti a me. La via è
marcata in modo splendido, ogni 50-70 metri c’è una marca, un paletto, che danno la direzione. L’unica preoccupazione è il fatto che fino a pochi anni fa questo sentiero era classificato come T4,
e dunque marcato bianco-blu-bianco. Poi, non so sulla base di quali criteri, lo hanno declassato a T3, rifacendo tutte le marche in bianco-rosso-bianco.
Qua e là begli affiornamenti quarziferi, ma non cristallizzati.
11:20 Il paesaggio inizia a cambiare, il prato lascia sempre più spazio alle rocce, e il paesaggio si fa sempre più
forte.
E mentre saliamo le montagne si stagliano con maggior vigore sullo sfondo blu di un cielo perfetto. Vedo la Scaletta, ormai
sotto di noi, il sentiero di salita al passo della Greina che corre verso l’alto e destra, e le montagne che delimitano il piano della Greina.
11:50 Ci siamo tirati bene verso l’alto, ma il passo ancora non lo si vede. Tre volte, guardando in alto, ho visto un
paletto che mi ha fatto pensare che fossimo arrivati, e tre volte, raggiuntolo, ho dovuto costatare che la salita continuava ancora.
Nel frattempo, verso Sud-Est, è apparso Sua Maestà (come dice Floriano), l’Adula.
12:00 Arriviamo ad una lingua di neve, niente di drammatico.
Il percorso è marcato, lo seguiamo senza problemi, la neve tiene bene il nostro peso. Qualche piccola difficoltà unicamente
dall’altra parte, per aggirare sulla neve lo spuntone roccioso che vedi appena sopra il percorso.
12:15 Prima cordina della giornata (ce ne saranno ancora molte più avanti). Andreas ne aprofitta per verificare la mia
capacità di gestire la situazione. Gli ho detto che soffro di vertigini, non lo voglio prendere alla sprovvista. Per buona misura ha con se 15 metri di corda, come diceva Sam “non si sa
mai…”.
Test superato senza problemi, ormai inizio ad avere un po’ di esperienza
Intanto la Scaletta si è abbassata bene sotto
di noi, e questo è un buon segno.
Guardando verso Sud, invece, mi si sbarrano gli occhi: posso vedere praticamente fino a Bellinzona. Là davanti, la piana
tra Biasca e Bellinzona, dista almeno 35 chilometri.
12:40 Siamo in pausa pranzo: Andreas si sbaffa due panini, io un po’ di noccioline salate, ed una albicocca. Anche lui,
come me, tiene il serbatoio piuttosto basso durante gli sforzi. Il paesaggio attorno è splendido.
A Est, la valle Carassina, che porta alla capanna Adula CAS, poi alla capanna Adula UTOE, e che dà accesso alla via di
salita all’Adula.
13:10 Terminata la pausa, si continua la salita. Forse stavolta ci siamo…
13:25 Pass Uffiern raggiunto. Questa era la parte facile del percorso (assieme alla discesa dal Retico).
Appena oltrepassato il passo, un mini-lago con rifugio.
Poco sotto, il Lai Uffiern (lago Uffiern). Non è nella serie “Laghetti alpini della Svizzera Italiana”, dato che è
collocato nel canton Grigioni (il passo fa da confine tra Ticino e Grigioni), ma merita anche lui una visita.
Ma quello che mi stupisce, è l’apertura dell’orizzonte. In tutte le direzioni ormai si iniziano a vedere cime, dalle alpi
vallesane a quelle bernesi, dallo Scopi, sopra il passo del Lucomagno…
…riconoscibile per le sue grandi antenne dell’installazione militare, al Pizzo di Claro e cima del Gaggio, in zona
Bellinzona.
13:50 Ma la strada non è terminata. Affrontiamo la salita verso la cresta del Sasso Lanzone. Il terreno ormai è composto
unicamente da roccia franata. Per intanto tengo ancora bene, e Andreas non deve preoccuparsi per me.
Rallento la marcia fermandomi ogni pochi passi per riscattare le stesse fotografie ancora e ancora. Ho paura di perdere
qualcosa, di non riuscire a imprimere un dettaglio, un particolare. Andreas, avezzo a questi spettacoli, non mi mette fretta.
14:05 Ultimo strappo per arrivare alla cresta. Mi sto godendo ogni passo, ogni sguardo. La temperatura è perfetta, non sudo
neanche, il cielo è perfetto, la compagnia è perfetta, il paesaggio è perfetto, la giornata è perfetta.
14:15 Ecco lassù il paletto che indica l’inizio della cresta vera e propria.
Mi sono già fatto un paio di altre cordine, ogni volta un po’ più impegnative.
E finalmente vedo la cresta vera e propria. Lo stomaco sussulta.
Alla mia sinistra, 1500 metri di discesa libera, i primi 300 quasi verticali. A destra, solo 600 metri di discesa, tutti
verticali.
14:30 Cresta.
Il cammino continua dritto davanti a me… Mi fermo, e mi guardo attorno. Esprimo ad Andreas la mia meraviglia, e mi
accorgo che la voce mi si incrina, e lacrime di commozione e gioia mi sgorgano. Non avevo mai visto una cosa tanto meravigliosa. Cioè, nei documentari si, quando vedi quelle riprese fatte da in
cima ad una montagna, tutt’attorno solo altre cime, il silenzio, il blu del cielo, il grigio della roccia ed il bianco della neve. Rimango senza fiato… Andreas rispetta in religioso silenzio
questo momento così coinvolgente, e sconvolgente per me, e me lo lascia gustare fino in fondo. Poi mi obbliga a mettere via la macchina fotografica, per avere entrambe le mani libere.
15:15 Sono solo ottocento metri… Quasi tre quarti d’ora per percorrerli, pensavo non finissero più. Se Rita avesse visto
come abbracciavo i sassi, sarebbe diventata gelosa. Sempre al limite dell’attacco di iperventilazione, il sentiero stretto stretto stretto, cordine in continuazione, parete verticale a destra. E
Andreas… Andreas sempre un metro davanti a me, sopra, in cresta, calmo, uno sguardo per guidarmi, poche parole, sicuro, senza fretta. Io quattro o cinque passi, poi pausa per lasciar calare la
respirazione, lui serafico, approvando con lo sguardo il mio operato. Avrà detto quattro parole in tutto il percorso, ma che guida!!! Sono un uomo fortunato, ad avere trovato un compagno così per
condurmi in questo tratto: non avrei potuto desiderare di meglio. E a metà percorso, il coraggio di alzare gli occhi tutt’attorno, e di nuovo la voce che mi si incrina, e nuove lacrime agli
occhi… 100, forse 150 chilometri di visibilità in tutte le direzioni. Vediamo il Monvisio, dietro a Torino, ed una montagna del canton Turgovia, in una spaccatura delle cime della
Greina. Sono un uomo fortunato, e sono fortunato dato che so di esserlo. Terminata la cresta, mi sono riempito nuovamente gli occhi. E Andreas ha atteso paziente. Poi, inizia la discesa sul
lato sinistro, con una bella cordina quasi verticale, circa 15 metri di dislivello. Fatti senza problemi. Andreas mi permette di riprendere la macchina fotografica…
La foto non rende giustizia… Davanti a me la lunga discesa che ci porterà al lago Retico. già si vede l’imbocco della
valletta della capanna Bovarina, con il pizzo Rossetto (la prima cima conquistata
, e il passo Cantonill.
15:25 Non ostante il nome, di stambecchi non ne abbiamo visti. Però un selvatico, là in basso c’è. Probabilmente nota la
nostra presenza, ma non si preoccupa. Scende dal sasso, muovendosi verso destra, e attraversa tranquillo la lingua di neve.
Sotto di noi, Ghirone e l’accesso alla val Camadra (verso sinistra/basso), la diga del Luzzone (sinistra/alto), e Olivone
(destra/alto).
15:30 Una marca che mostra il cambiamento di colorazione apportato pochi anni fa.
Mi guardo indietro, e vedo il filo di cresta del Sasso Lanzone, e la discesa che abbiamo fatto per arrivare qui: il passo
del Laghetto / Cadabi adesso mi sembra un gioco da ragazzi…
15:50 Ah, riappare il Luzzone, che adesso ci accompagnerà per buona parte del resto dell’escursione.
Non ostante la difficoltà sia diminuita, il sentiero resta tuttavia impegnativo, sia per la pendenza, che per la continua
presenza di sassi. Bisogna valutare bene ogni passo, per non prendere una storta. Sono molto soddisfatto degli scarponi nuovi, più rigidi lateralmente. Dato che ho già fatto due volte lo
stiramento dei legamenti della caviglia destra, non ci tengo proprio a passare al famoso tre…
16:20 Stiamo pedalando sul percorso che ci porterà al lago Retico, ma mi sento stranito. Cerco di capire perché, poi
intuisco: il corpo è qui, ma io sono rimasto lassù… Questo tratto è quasi routine, ormai, non mi dà problemi. Mi gusto il paesaggio con gli occhi, ma lo spirito… Lo spirito sta ancora
guardando da lassù: ci siamo rimasti troppo poco, dovevo prendermi più tempo. Oppure tornarci, questa volta con Rita, e sempre con la guida di Andreas, non me la sento ancora di farla da solo.
Rita invece non avrà problemi, è molto più stambecco di me. Andreas non sente i miei pensieri, e fila a velocità galattica verso l’ultimo dosso prima del Retico.
16:30 Sotto di noi appare il lago Retico, altra metà della serie “Laghetti alpini della Svizzera Italiana”. Anche su
questo, come sul Canée, non metterò la croce fintanto che non ci saremo arrivati entrambi.
17:10 Abbiamo fatto una breve pausa con vista sul laghetto, via una banana ed una albicocca. Poi giù fino alla sponda del
lago, dove termina il sentiero di categoria T3 ed inizia quello di categoria T2. La luce inizia a diventare soffusa, il sole ormai è basso sull’orizzonte, e rende magico anche questo
laghetto.
17:20 Arriviamo alla piccola cresta che forma lo sbarramento di questo pianoro. Sotto di noi, la valletta della Bovarina.
Siamo ancora alti, ci attendono 1’100 metri di discesa, ne abbiamo già fatti più 600. Le gambe reggono bene, meglio di quanto mi attendessi.
Intavvedo la capanna Bovarina, prossima meta. La discesa ad ogni modo è sul pendente forte, e scendo con le ridotte. Mi
dispiace tornare alla civiltà, sarei restato quassu ancora un poco, ma inzia ad essere tardi, e le giornate non sono più così lunghe come in giugno. L’Adula ed il Sosto ormai ci accompagnano
costantemente.
18:10 Discesa tranquilla, senza grosse difficoltà. L’unico problema è una mandria di mucche, diverse in mezzo al sentiero.
Memore dei metodi di Danila con la mucca scozzese incontrata tra il San Lucio ed il Bar, vado deciso e con la voce le faccio spostare. Riesce benissimo, ho un futuro assicurato come
mandriano.
18:30 Siamo quasi alla quota della Bovarina. Sopra di me posso vedere il pendio disceso. Guardando così non si riesce ad
immaginare quali meraviglie si nascondano là in alto.
In questa zona guadiamo il corso d’acqua che scende dal Retico, e va ad alimentare il fiume Brenno, che percorre tutta la
valle di Blenio. La luce comincia a diventare problematica per le foto, il sensore sbaglia il calcolo dei tempi, devo puntare sullo scuro, poi risalire per far si che capisca che non voglio
fotografare il cielo chiaro.
18:40 Il sentiero si è spianato, e una lunga curva ci porta verso la Bovarina, Sono riapparsi anche gli alberi. Il versante
si eleva verso Ovest, ed il sentiero è piuttosto buio ormai. Niente problemi, ho la frontale nel sacco.
18:40 Arrivati alla Bovarina, brutto orario. Stanno servendo la cena a 32 persone. Ci piazziamo all’esterno, il refettorio
interno è pieno, ed il personale ci serve ugualmente caffé e bibite. Gentilissimi. Andreas è molto soddisfatto del percorso, io sono estasiato, ho bisogno di qualcuno a cui raccontare, non mi
posso tenere dentro una cosa del genere, sennò rischio di scoppiare.
19:10 Mezz’ora di pausa terminata. Ho calcolato che in tutto abbiamo fatto circa due ore di pause lungo il tracciato, per
cui il tempo di percorrenza effettivo dovrebbe essere di circa 8.5 ore. Il Luzzone davanti a noi ci farà da guida per tutta la discesa, e lo vedremo alzarsi sempre più.
19:25 Abbiamo passato l’attacco che porta direttamente all’alpe Pradasca, che avrei voluto percorrere il 28.09.2008, ma
allora era chiuso per una frana causata dal maltempo di agosto. Poi vedo un cartello, e mi viene da ridere…
Ma voi, non sapete cosa ho fatto io oggi!!! Sentiero pericoloso? Mi accorgo che i parametri di valutazione delle escursioni
stanno cambiando continuamente. Quello che ieri era difficile, oggi è medio, e ciò che era medio, oggi è facile. Devo fare attenzione a non sopravalutarmi, e iniziare a fare scemenze da
incoscienza.
19:55 Arriviamo a Ronco di Gualdo. Non ho fotografato la baita con il corno delle alpi, sennò la macchina fotografica si
mette a vomitare tante volte ha dovuto inquadrarla. Preferisco riprendere le montagne, orami indorate solo sulle cime.
20:10 Ecco Orsàira. Al ponte, poche centinaia di metri prima, termina il tratto T2 e passiamo a T1 su asfalto. Da qui è
routine domenicale arrivare a Campo Blenio.
Andreas non crede che io sia veloce in piano. Per cafoneria, e per verificare lo stato delle gambe, decido di dargli una
dimostrazione: meraviglia, dopo tutto questo percorso, il turbo si inserisce senza problemi, e comincio a passare alla terza, poi quarta, poi quinta, lasciandolo indietro in un attimo. Andreas si
ricrede… Freno, rimetto le ridotte, e tengo il suo passo.
20:20 Due selvatici ci osservano da un prato sulla nostra sinistra.
20:25 Posti già visti, fotografati, percorsi, ma c’è una gioia nuova nell’incontrarli ancora. Li vedo con occhio diverso,
c’è il ricordo di quella cresta. Scendo e li guardo come se stessi tornando da loro per raccontare qualcosa, un amico che si desidera rivedere per farlo partecipe del proprio vissuto.
20:45 Siamo quasi a Campo Blenio, ormai il tramonto sta terminando, ma decide di fare un ultimo gioco di prestigio, e
trasformare il grigio in rosa.
20:55 Al parcheggio. Che pedalata. Ho ancora la forza di premere il bottone dello scatto.
22:00 Arriviamo a casa mia. Andreas è in Ticino da solo, l’ho invitato a cena. Rita ci accoglie con una signora cena, poi
fuori in terrazza per il caffé, per contarsela su, per renderla partecipe e farle venire voglia di intrapprendere questo percorso anche lei. E’ stata una giornata lunga, Andreas è stanco di ieri
e di oggi, e ciò non ostante ci lasciamo solo dopo mezzanotte.
Grazie Andreas, è stato un privilegio, un onore ed una gioia poter essere accompagnato, guidato ed aiutato da te. Ho
pianto dalla gioia e dalla commozione, gustato ogni singolo passo fatto assieme, ogni panorama, discorso, e silenzio. Mi hai regalato uno dei giorni più belli della mia vita, e in
cambio ti posso dire solo “GRAZIE”, ben sapendo che è troppo poco.
Album fotografico 1: da Pian Geirett alla fine
della cresta del Sasso Lanzone via Pass Uffiern.
Album fotografico 2: dalla discesa del Sasso
Lanzone a Campo Blenio via lago Retico e Bovarina.
fonte: www.montagnaticino.com » Vai al post originale





