ciao
Dunque, riflettendo sulla legislazione di cui si e’ munita la Repubblica Italiana per regolamentare la materia dell’ accesso al mondo del lavoro di noi lavoratori “disagiati” ( ho utilizzato questo termine perche’ mi pare il piu’ consono tra i vari che si utilizzano il piu’ ricorrente dei quali e’ , come tutti ben sappiamo “disabili”), sono giunto ad un ennesimo approfondimento, ad una comprernsione migliore di quella a cui ero giunto precedentemente.

Oltre al fatto che la legge 68/99 in se stessa non assicurare il completo assorbimento dei lavoratori “disagiati” ora incomincio a credere in realta’ che si tratti anche di un problema culturale.

Si, incomincio a ritenere che il popolo italiano che sulla carta e’ cosi’ generoso e capace di slanci, nella quotidianita’ della vita comune non accetti molto colui che e’ diverso, in questo caso i lavoratori “disagiati”.

E questo atteggiamento sbagliato nei confronti della disabilita’ ( ora si che finalmente si puo’ utilizzare, e con profitto , il termine), viene vissuto sia dal legislatore ( il Parlamento Italiano) sia dalle istituzioni o enti da coloro cioe’ che debbono realizzare, mettere in pratica, controllare l’ appilicazione della legge (Province),e sia dagli imprenditori, quand’anche dai lavoratori stessi.

Verificare tutto cio e’ alquanto semplice :

  1. Il Parlamento Italiano ha approvato la legge 68/99, ma, in tale legge e’ previsto che l’ imprenditore quand’ anche non ottemperi alla legge, subisca solo delle sanzioni pecuniarie. Cioe’ : io, Stato Italiano, legifero in materia di diritto al lavoro per i soggetti portatori di disabilita’, ma poi concedo al datore di lavoro senza incivile la scappatoia.In pratica lo Stato Italiano , non tutela i miei diritti ad ottenere i mezzi di sostentamento, per favorire un mentecatto che ritiene che una persona “disagiato” non abbia diritto a guadagnarsi di che vivere nella propria azienda.
  2. Veniamo poi agli Enti preposti alla messa in pratrica della legge, che noi tutti sappiamo essere le Province.

  3. Provate a fare una semplice ricerca internet su google col lal chiave categorie protette :troverete tra i risultati le varie del Collocamento Mirato delle Provice Italiane.Io posso portare due esempi a caso : ho visitato le pagine dei servizi per i lavoratori disabili ed in entrambi i casi il servizio di collocamento era chiamato : servizio Collocamento Mirato Disabili. Sul sito del Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, la materia relativa al collocamento mirato dei soggetti portatori di disabilita’ e’ chiamata legge 68/99. Mi pare che vi sia una notevole distinzione definire una materia cosi’ delicata nella maniera suddetta, piuttosto che il modo in cui abitualmente vengono chiamati gli uffici provinciali che noi tutti conosciamo. Questo generte di cosa ci fa capire : che i servizi povinciale per il collocamento mirato ci considerano degli ammalati ? Che i servizi provinciali per il collocamento mirato ci considerano dei cittadini di serie B ? I collocamenti mirati in estrema sintesi ci definiscono in base ad una nostra qualche nostra non-abilita’, i collocamenti mirati mettono in risalto la nostra deficienza, mentre la definizione posteriore ci definisce soggetti. Io ritengo che uno stato non puo’ non rispettare la personalita’ e la dignita’ dei suoi cittadini seppur disabili, tutti i cittadini dovrebbero avere pari dignita’ e trattamento.ora veniamo.
  4. Ora ai nostri cari amici imprenditori.

  5. Avete mai provato ad inviare una candidatura per una offerta di lavoro non destinata alle categorie protette. Io si ci ho provato, e per quale motivo non dovrei? Voglio dire i nostri cari amici imprenditori ci assumono solo se obbligati per legge? Un appartenente alle categorie protette non puo’ essere assunto per merito, perche’ e preparato in una tale materia o ha delle doti, o semplicemente conosce il lavoro perche’ l’ ha sempre fatto poi ha avuto un incidente? La legge 68/99 non prevede degli sgravi fiscali per chi assume un lavoratore “disagiato”?Dunque perche’ non tenerci in considerazione per qualsiasi genere di opccupazione ?
  6. Infine veniamo ai lavoratori cosiddetti normali, siamo sicuri che ci considerino come gli altri :
    provate a leggervi gli interventi di tale Max nella discussione sulle categorie protette del blog di infojob, raccapricciante…!

Ripeto e’ anche una questione di civilta’ : il popolo italiano non e’ ancora abituato a convivere con la disabilita’, con l’ invalidita’.
E’ triste ammetterlo, ma e’ cosi’.

fonte: www.lily.netsons.org