Accordo UDC-PDL
Non è stata una riunione facile in casa Udc. Ma Pier Ferdinando Casini aveva dato la parola al segretario del Pd: «Se farete una scelta riformista, se darete un segno di novità, staremo con voi». Tra i suoi, ieri, molti hanno fatto e rifatto i conti: se Vendola decide di correre da solo, la sconfitta con tre candidati è quasi certa, mentre invece se l’Udc sceglie il centrodestra la vittoria è al sicuro. Casini però, sostenuto con forza dal segretario pugliese Angelo Sanza, ha tagliato il nodo: «Il Pd ha proposto Boccia in nome di una scelte preferenziale con l’Udc e noi lo sosterremo. Se Vendola farà il passo indietro, vinceremo senza dubbio. Se invece la sinistra radicale romperà con il Pd, vuol dire che avremo fatto un investimento per il futuro». Anche Casini, che avrebbe preferito Michele Emiliano come candidato, si era sbilanciato giorni fa definendo «debole» l’ipotesi di Boccia. Ieri però ha ritirato quel giudizio in nome di un’«opzione strategica». E anzi ha sfidato Bersani e Boccia: «Ora tocca a voi andare avanti, con o senza Vendola». Il candidato Boccia, a dire il vero, non ha dubbi e ieri ha incassato il sì di Antonio Di Pietro (che però è furioso con Bersani per i troppi attacchi all’Idv: «Deve dire se ci considera ancora alleati» ha ripetuto anche a Boccia). Comunque, la direzione dell’Idv pugliese (che al pari dell’Udc era all’opposizione del governo Vendola) ieri ha votato per Boccia 38 contro 2. E segnali di sostegno al candidato sono arrivati anche dall’ala franceschiniana (ieri gli ha telefonato Piero Fassino). Certo, resta il problema Vendola. Che anche ieri ha ribadito: senza primarie, mi ricandido. Spera Vendola di avere dalla sua Rifondazione e dissidenti del Pd. Spera invece Boccia di persuaderlo nel faccia a faccia fissato per domattina mostrandogli l’elenco delle forze pronte a sostenerlo. Boccia si dice anche pronto alle primarie, ma solo se la «nuova coalizione» è disposta a farle: l’Udc comunque ha già detto di no e ora chiede al Pd di marciare senza ulteriori esitazioni. Intanto la chiusura del caso Puglia, almeno per quanto riguarda l’Udc, consente ora di completare la mappa centrista delle alleanze regionali. Intese con il Pd sono in dirittura d’arrivo in Liguria, nelle Marche, in Basilicata. Anche in Piemonte, favorita dalla candidatura leghista, l’Udc potrebbe arrivare ad un accordo con Mercedes Bresso nonostante le frizioni delle settimane passate (del resto, in Piemonte come in Puglia sono state sperimentate le prime alleanze Pd-Udc alle amministrative di primavera). Con il centrodestra invece l’Udc potrebbe, a questo punto, stipulare intese in Lazio, Campania e Calabria. Tre Regioni importanti perché le coalizioni Pdl-Udc hanno, sulla carta, i numeri per ribaltare le maggioranze uscenti. Allo stato sono più vicine le intese con i candidati Polverini e Scopelliti, che vengono entrambi dall’area di Fini. Dice con malizia il Pd Fioroni: «Casini e Rutelli erano partiti con il progetto di Kadima, ora rischiano di diventare alleati del Pdl in versione finiana». Ma certo Fini è l’interlocutore privilegiato del leader Udc come lo è Bersani nel campo del centrosinistra. La linea, ha spiegato Rocco Buttiglione, è «far emergere i riformisti dei due campi».In Campania invece la situazione è ancora molto ingarbugliata. Nel Pdl più che nel Pd (che, in caso di segnali da parte centrista, è pronto a sospendere le sue primarie): non manca neanche a destra chi vorrebbe escludere l’Udc. In Lombardia e in Veneto, infine, i centristi sembrano orientati verso la corsa solitaria, sempre a causa della crescente «egemonia leghista sul Pdl». In Lombardia Roberto Formigoni prova ancora ad evitare la rottura. In Veneto, invece, dove il candidato del Pdl è il leghista Zaia, il leader regionale Udc Antonio De Poli è già in campo a sfidarlo. E il Pd sta pensando di sostenerlo, evitando il terzo candidato.
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