L’area urbana vista da destra

 Bartoletti annuncia il gruppo unico alla Provincia


POSSIBILE che Reggio Calabria sia città metropolitana e Cosenza no? C’è soddisfazione per il collega di partito Giuseppe Scopelliti, ma pure un pizzico di sana invidia dietro l’associazione “Grande Cosenza”, nata su iniziativa di Fabrizio Falvo e di un gruppo di amici. La costituzione formale, con l’adesione di studiosi, professionisti, membri della società civile come Coriolano Martirano, avverrà dopo le elezioni, ma il battesimo c’è stato ieri nel salone di rappresentanza di Palazzo dei Bruzi. «Siamo partiti da alcune domande – racconta Falvo -. Perché in città alcuni percorsi si sono interrotti? Perché l’Atene della Calabria, la città rappresentata da personalità politiche di spicco da Misasi a Mancini, oggi arretra?». Le responsabilità principali Fabrizio Falvo e il Pdl le assegnano al centrosinistra, dalla «lacerazioni nell’area urbana» alla filiera istituzionale «che non funziona». La grande città che Falvo e la sua associazione immaginano non si limita a Cosenza, Rende, Montalto e Castrolibero, ma guarda alle Serre cosentine e ai Casali. «In Consiglio abbiamo testimoniato il nostro impegno per lo sviluppo a sud. Abbiamo portato una petizione per l’università nel centro storico, che in aula è stata approvata ma che è rimasta lettera morta – dice Falvo - e abbiamo cercato il dialogo anche sull’ospedale a sud, che certo resterà una chimera finché governerà il centrosinistra». Il clima si fa più elettorale e iniziano gli appelli per il voto del 6 e del 7 giugno, iniziando dalle Europee. «Lo sviluppo di questa terra passa dall’utilizzo saggio dei fondi dell’Unione Europea. Per questo dobbiamo mandare in Europa parlamentari preparati, come Giacomo Mancini, che assicura anche l’agognato rinnovamento della classe dirigente – spiega Falvo -. Francamente è irricevibile la candidatura del centrosinistra. Ma come si fa a contare il proprio consenso sommando tutti i voti ottenuti in elezioni diverse?».Anche a Sergio Bartoletti, coordinatore provinciale del Pdl, piace l’idea della “Grande Cosenza”. «Dobbiamo riportare questa città, relegata a fanalino di coda dal centrosinistra, ad essere la guida politica della regione» dice, accusando la giunta Loiero di politiche “catanzaro centriche”. «Guardate cardiochirurgia: tra un po’ a Catanzaro ce ne saranno tre e a Cosenza neanche una: è una vergogna», aggiunge. Alle giunte di Palazzo dei Bruzi, d’epoca post Mancini, Bartoletti rimprovera invece di aver sbilanciato lo sviluppo della città e dell’area urbana verso nord, rompendo il rapporto con il centro storico e con i Casali. Ora il Pdl punta a conquistare il governo della Provincia. «Serve un ricambio», dice Bartoletti che lamenta la frammentazione nel campo delle sinistre e la loro ingovernabilità. «Ma vi pare possibile avere 38 candidati per collegio? Anche noi siamo stati costretti ad inseguire il centrosinistra sul numero delle liste, perché il meccanismo elettorale premia questo sistema – dice Bartoletti -. In caso di vittoria, però, queste liste spariranno e si formerà un unico grande gruppo del Pdl alla Provincia». Per Giacomo Mancini, candidato alle Europee, non c’è partita. «Da una parte c’è un Pdl compatto, che unisce storie diverse, dalla destra democratica di Luigi Filosa e Giulio Adimari al socialismo, e che si distingue per la sua politica riformatrice. Dall’altra ci sono le chiacchiere del Pd che insegue il giustizialista Di Pietro – dice Mancini – e che ai fatti del governo Berlusconi contrappone solo insulti e contumelie». E a chi gli rimproverava il passaggio a destra ribatte: «chi fa ora l’apologeta di mio nonno, è stato in realtà il suo più acerrimo nemico. E in questo palazzo ce n’è qualcuno».

 

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fonte: blog.libero.it/Coordinamentopdl